I cento bombardamenti di Napoli

Les cent bombardements de Naples

di Gabriele Scarparo

Napoli è stata una delle città italiane maggiormente vessate dai bombardamenti anglo-americani. Fin dal giugno del 1940, pochi giorni dopo le decisioni irrevocabili di Mussolini, il capoluogo campano vide cadere dal cielo tonnellate di bombe che con il loro sinistro sibilo e le distruttive deflagrazioni avvisarono la popolazione del sopraggiungere della guerra.

Il primo bombardamento avvenne il 13 giugno 1940, festa di Sant’Antonio. L’evento colse di sorpresa la popolazione che neanche si rese effettivamente conto di quanto stava realmente accadendo. Lo dimostrano le numerose interviste raccolte dalla storica Gabriella Gribaudi nel suo Guerra totale:

Era il 10 giugno del 1940, quando si è dichiarata la guerra. Mussolini per radio diceva che era stato alleato della Germania e doveva succedere questa guerra. Questo il 10 giugno del 1940… il 13 che era Sant’Antonio è venuto il primo bombardamento. Però una cosa lieve, non proprio… Noi veramente, ignoranti come simme, tutta a gente do vico, ce mettettime a gguardà, pareva o fuoco ’e Sant’Antonio.

Per i napoletani e gli italiani in generale quelle prime incursioni aeree costituivano un fatto straordinario che loro malgrado si trasformò presto in un evento se non quotidiano, certamente ordinario. Nelle zone limitrofe alla città erano presenti importanti poli industriali come la fabbrica Avio dell’Alfa Romeo di Pomigliano, i cantieri navali di Castellammare di Stabia e l’Ilva di Bagnoli, che resero la zona un centro preferenziale dei raid alleati. 

Almeno fino all’autunno del 1942 i bombardamenti inglesi sulla città non sembrano stravolgere il mondo dei napoletani che impararono presto a convivere con le bombe, le sirene e i ricoveri (rifugi antiaerei ricavati nelle cavità della città sotterranea). La paura, quella vera, arrivò con gli americani e le loro “fortezze volanti”, i temutissimi B-17.

Io mi ricordo che i primi bombardamenti erano quelli inglesi e non facevano paura perché scendevamo dentro a questi ricoveri che erano dei rifugi… Stavamo ore e ore dentro a questi ricoveri, però ripeto non facevano tanta paura perché gli inglesi cercavano di colpire gli obiettivi. Poi subentrò l’America e qui fu terribile perché ccà succiesse proprie brutte, perché non guardavano gli obiettivi, niente, e addirittura bombardarono prima che suonavano le sirene. La sirena suonava dopo che la bomba, boom, boom, boom, boom, scoppiava. All’improvviso uccidevano tutti sia civili che militari, cadevano palazzi come se niente fosse perché questi non guardavano gli obiettivi militari.

Gli americani sono dunque associati ai bombardamenti a tappeto sulla città e alle sue massime sofferenze, mentre quelli inglesi sono ricordati dai napoletani per le lunghe notti passate nei rifugi. 

Il primo raid a stelle e strisce avvenne nel pomeriggio del 4 dicembre del 1942 e, a causa della sua violenza, restò impresso nella memoria dei napoletani per tutta la vita. I Liberatores, partiti dall’Egitto ed elusa la contraerea scatenarono l’inferno. Al ricovero di via Porta San Gennaro molti morirono soffocati per l’eccessivo affollamento all’ingresso. Gli elenchi della prefettura riportarono la cifra di 286 morti e centinaia di feriti ma probabilmente furono anche di più.

Furono distrutte le vie Monteoliveto, Vittoria Colonna, Protopisani e la zona di Porta Nolana; anche la basilica di Santa Chiara subì danni gravissimi. Dal cielo intanto cominciarono a piovere i volantini propagandistici nel pieno rispetto di una logica che perseguiva un annichilimento oltre che fisico anche psicologico della popolazione. 

I volantini alleati ricordavano alla popolaziome italiana le sconfitte in Grecia del 1940, la controffensiva anglo-americana in nord Africa, la perdita dell’impero italiano dall’inizio del 1941, la crisi tedesca a Stalingrado nell’autunno del 1942. Alcuni di questi messaggi erano rivolti direttamente alle donne. Il loro contenuto suggerisce come gli Alleati fossero convinti che una protesta contro la guerra da parte delle donne avrebbe avuto un impatto sul crollo del morale e di conseguenza del regime.

DONNE DI NAPOLI! Dove sono i vostri uomini che andarono in Africa? […] MADRI DI NAPOLI! Date l’ultimo addio ai vostri cari che stanno per partire o fate qualche cosa per salvarli! […] SPOSE DI NAPOLI! […] Fate la guardia alle navi… Fermate i treni militari … Nascondete l’equipaggiamento dei vostri amati soldati… Mutilateli se occorre… Meglio un braccio rotto per loro che un cuore infranto per voi. Impedite ai soldati italiani di imbarcarsi. IL MARE SIGNIFICA LA MORTE.

Durante l’ultimo anno di guerra al fianco dell’alleato nazista, le incursioni su Napoli si fecero ancora più incessanti e ad ogni bombardamento si registrarono centinaia di morti. Tutta la città fu colpita dal dramma. Il 4 aprile 1943 si registrò un nuovo apocalittico raid ad opera di 22 bombardieri americani: 236 morti e 317 feriti

Alla distruzione sistematica del tessuto urbano della città seguì il diffondersi di malattie infettive come il tifo, dovute in parte anche alle disastrose condizione igieniche dei sempre più affollati ricoveri.

Analoga sorte incontrarono gli abitanti di tanti piccoli comuni collocati a ridosso del fronte o delle principali vie di comunicazione che ad esso conducevano. Anche in quel caso i comandi alleati scelsero deliberatamente di perseguire la distruzione completa dei centri urbani, nella convinzione di impedire in questo modo la loro trasformazione in sacche di resistenza armata tedesca. Si spiegano così le centinaia o addirittura le migliaia di caduti, come nel caso di Capua, sotto le bombe anglo-americane, anche dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943.

Napoli nel frattempo subì un altro infernale bombardamento, quello del 4 agosto, il più duro dall’inizio della guerra. L’intera città era in fiamme e gran parte del suo patrimonio storico distrutto o danneggiato. Le vittime in quella sola occasione furono circa 400. L’ultimo bombardamento sulla città avvenne proprio il giorno stesso dell’annuncio dell’armistizio.

Dopo quella data alla violenza dei bombardamenti si sovrappose la violenza delle truppe tedesche che occuparono il territorio italiano. La dura repressione dell’invasore germanico in città causò l’insurrezione popolare che sfociò in quelle che sono passate alla memoria come le Quattro giornate di Napoli. In breve l’intera popolazione fu in prima linea, si alzarono barricate in tutti i quartieri e dal 27 al 30 settembre i napoletani tennero duro fino a costringere i tedeschi alla resa.

In tutto, dal giugno 1940 al settembre del 1943, gli Alleati effettuarono più di cento bombardamenti su Napoli. È pressoché impossibile indicare il numero esatto delle vittime. Generalmente si accetta come plausibile la cifra di circa 20 mila morti ma bisognerebbe contare anche coloro che vennero travolti dal crollo dei rifugi sotterranei e chi perì a causa delle epidemie che dilagarono in città. 

Il ricordo delle incursioni aeree rimane una memoria «minore», sostanzialmente limitata al solo livello comunitario. Esse, infatti, stonano con il discorso pubblico e la retorica nazionale che, parlando degli Alleati, si soffermano quasi unicamente sul loro ruolo di «liberatori».

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Les cent bombardements de Naples

Naples a était l’une des villes italiennes les plus harcelées par les bombardements anglo-américains. Depuis juin 1940, quelques jours après les décisions irrévocables de Mussolini, le chef-lieu de la Campanie a vu tomber du ciel des tonnes de bombes qui, avec leur sifflement sinistre et leurs déflagrations destructrices, ont averti la population de la guerre à venir.

Le premier bombardement a eu lieu le 13 juin 1940, pendant la fête de Saint Antoine. L’événement a pris la population par surprise, qui n’a même pas réalisé ce qui se passait réellement. C’est ce que démontrent les nombreuses interviews recueillies par l’historienne Gabriella Gribaudi dans son livre Guerre totale :

C’était le 10 juin 1940 quand la guerre a été déclarée. Mussolini a déclaré à la radio qu’il était un allié de l’Allemagne et que cette guerre allait avoir lieu. C’était le 10 juin 1940… le 13, c’est-à-dire le jour de la fête de Saint-Antoine, le premier bombardement a eu lieu. Mais c’était une chose légère, pas vraiment… Nous, ignorants comme nous sommes, tous les gens du quartier, nous avons commencé à regarder, ça ressemblait au feu de Saint Antoine.

Pour les Napolitains et les Italiens en général, ces premiers raids aériens ont été un fait extraordinaire qui, malgré eux, s’est vite transformé en un événement sinon quotidien, du moins ordinaire. Dans les environs de la ville, il y avait d’importants centres industriels comme l’usine Avio Alfa Romeo à Pomigliano, les chantiers navals de Castellammare di Stabia et l’Ilva de Bagnoli, qui faisaient de la région un centre privilégié pour les raids alliés.

Au moins jusqu’à l’automne 1942, les bombardements britanniques de la ville ne semblent pas avoir dérangé les Napolitains, qui apprennent vite à vivre avec les bombes, les sirènes et les ricoveri (abris antiaériens dans le creux de la ville souterraine). La peur, la vraie peur, est arrivée avec les Américains et leurs “forteresses volantes”, les redoutables B-17.

Je me souviens que les premiers bombardements étaient britanniques et ils n’étaient pas effrayants parce que nous sommes descendus à l’intérieur de ces abris… Nous sommes restés pendant des heures et des heures à l’intérieur de ces abris, mais je répète qu’ils n’étaient pas si effrayants parce que les Britanniques essayaient de toucher les cibles. Puis l’Amérique a pris le relais et ici, c’était terrible parce que de mauvaises choses se sont produites, parce qu’ils n’ont pas regardé les cibles, rien, et ils ont même bombardé avant que les sirènes ne retentissent. La sirène a retenti après que la bombe ait explosé, boum, boum, boum, boum, boum, elle a explosé. Soudain, ils tuaient tout le monde, civils et militaires, faisant tomber les bâtiments comme si de rien n’était parce qu’ils ne regardaient pas les cibles militaires.

Les Américains sont donc associés aux bombardement intensifs de la ville et à ses plus grandes souffrances, tandis que les Napolitains se souviennent des Britanniques pour les longues nuits passées dans les abris.

Le premier raid en stars and stripes a eu lieu dans l’après-midi du 4 décembre 1942 et, en raison de sa violence, il est resté gravé dans la mémoire des Napolitains tout au long de leur vie. Les Liberatores, qui ont quitté l’Égypte et évité la défense anti-aérienne, ont déchaîné l’enfer. Au refuge de via Porta San Gennaro, de nombreuses personnes sont mortes étouffées par la foule excessive à l’entrée. Les listes des préfectures ont déclaré 286 morts et de centaines de blessés, mais probablement plus encore.

Les rues de Monteoliveto, Vittoria Colonna, Protopisani et le quartier de Porta Nolana ont été détruits ; la basilique de Santa Chiara a également subi de graves dommages. Pendant ce temps, des prospectus de propagande ont commencé à pleuvoir du ciel dans le respect d’une logique qui poursuivait l’anéantissement non seulement physique mais aussi psychologique de la population.

Les prospectus alliés rappelaient au peuple italien les défaites en Grèce en 1940, la contre-offensive anglo-américaine en Afrique du Nord, la perte de l’empire italien depuis le début de 1941, la crise allemande à Stalingrad à l’automne 1942. Certains de ces messages s’adressaient directement aux femmes. Leur contenu suggère que les Alliés étaient convaincus qu’une protestation des femmes contre la guerre aurait eu un impact sur l’effondrement du moral et par conséquent du régime.

LES FEMMES DE NAPLES ! Où sont vos hommes qui sont allés en Afrique ? […] LES MÈRES DE NAPLES ! Dites au revoir à vos proches qui vont partir ou faites quelque chose pour les sauver ! […] LES MARIÉES DE NAPLES ! […] gardez les navires… arrêtez les trains militaires… cachez l’équipement de vos soldats bien-aimés… mutilez-les si nécessaire… Mieux vaut un bras cassé pour eux qu’un cœur brisé pour vous. Empêchez aux soldats italiens de monter à bord. LA MER SIGNIFIE LA MORT.

Pendant la dernière année de guerre aux côtés de l’allié nazi, les raids sur Naples devinrent encore plus incessants et des centaines de morts furent enregistrés à chaque bombardement. Toute la ville a été frappée par ce drame. Le 4 avril, un nouveau raid apocalyptique a été mené par 22 bombardiers américains : 236 morts et 317 blessés.

La destruction systématique du tissu urbain de la ville a été suivie par la propagation de maladies infectieuses telles que le typhus, en partie à cause des conditions d’hygiène désastreuses des abris de plus en plus surpeuplés.

Les habitants de nombreuses petites villes situées à proximité du front ou des routes principales qui y mènent ont connu un sort similaire. Dans ce cas également, les commandements alliés ont délibérément choisi de poursuivre la destruction complète des centres urbains, dans la conviction qu’ils empêcheraient ainsi leur transformation en poches de résistance armée allemande. Cela explique les centaines, voire les milliers de victimes, comme dans le cas de Capoue, sous les bombes anglo-américaines, même après la signature de l’armistice du 8 septembre 1943.

Entre-temps, Naples subit un autre bombardement infernal, celui du 4 août, le plus dur depuis le début de la guerre. La ville entière était en flammes et une grande partie de son patrimoine historique a été détruite ou endommagée. Rien que pour cette seule occasion, les victimes ont été au nombre de 400 environ. Le dernier bombardement de la ville a eu lieu le jour même de l’annonce de l’armistice.

Après cette date, la violence des bombardements s’est superposée à celle des troupes allemandes qui occupaient le territoire italien. La dure répression de l’envahisseur germanique dans la ville a provoqué le soulèvement populaire qui est passé dans les mémoires comme les Quatre Jours de Naples. En bref, toute la population fut en première ligne, des barricades furent dressées dans tous les districts et du 27 au 30 septembre, les Napolitains combattirent jusqu’à forcer les Allemands à se rendre.

Au total, de juin 1940 à septembre 1943, les Alliés ont effectué plus d’une centaine de bombardements sur Naples. Il est presque impossible d’indiquer le nombre exact de victimes. On accepte généralement comme plausible le chiffre d’environ 20 000 morts, mais il faut aussi compter ceux qui ont été accablés par l’effondrement des abris souterrains et ceux qui ont péri à cause des épidémies qui se sont propagées dans la ville.

Le souvenir des raids aériens reste un souvenir “mineur”, essentiellement limité au niveau communautaire. Ils se heurtent en fait au discours public et à la rhétorique nationale qui, parlant des Alliés, en se concentrant presque exclusivement sur leur rôle de “libérateurs”.

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