Il negazionismo dell’11 settembre 2001: le teorie del complotto

Le négationnisme du 11 septembre 2001: les théories du complot

di Gabriele Scarparo

U.S ATTACKED. Così titolava il New York Times poche ore dopo i più violenti attacchi terroristici della nostra epoca. L’11 settembre del 2001 la popolazione mondiale assistette, in gran parte tramite la televisione, alla cronaca di una giornata destinata a sconvolgere il corso della storia contemporanea.

La versione ufficiale sui fatti del 9/11 (la data inglese che riassume l’evento storico) narra di come quella mattina 19 uomini, appartenenti all’organizzazione terroristica islamica al Qaida, dirottarono quattro aerei commerciali in volo negli Stati Uniti, portandone due a schiantarsi contro le Torri Gemelle di New York, il terzo contro il Pentagono a Washington, mentre il quarto, in rotta verso la costa atlantica, venne abbattuto dai dirottatori a Shanksville, Pennsylvania, in seguito alla rivolta dei passeggeri.

Si trattò di un attacco dal cielo senza precedenti. Aerei di linea, pieni di civili, vennero utilizzati come bombe contro obiettivi prestabiliti. Una dinamica inimmaginabile, a cui neanche l’intelligence americana si dimostrò preparata. Quel giorno gli Stati Uniti subirono la più grossa perdita di vite umane in tempo di pace dal bombardamento di Pearl Harbour del 1941: le vittime furono circa 3000.

Già nelle ore successive agli attentati, i sospetti si addensarono sulla figura di Osama Bin Laden, ricco sceicco saudita nonché capo di al Qaida. La stessa organizzazione terroristica rivendicò gli attacchi dicendo di aver colpito «la testa dell’empietà sul suo proprio suolo. Dio ci ha detto di terrorizzare i miscredenti e noi lo abbiamo fatto».

Quanto accaduto in seguito è storia, forse ancora troppo recente per poter essere analizzata con la doverosa completezza. Nonostante infatti siano passati molti anni, ancora oggi non siamo in grado di cogliere pienamente le conseguenze storiche dell’accaduto. Ne sono prova le guerre iniziate poco dopo dall’amministrazione Bush in Afghanistan (2001) e in Iraq (2003), paesi accusati tra l’altro di dare rifugio o essere collusi con i terroristi islamici. Le onde lunghe, messe in moto dall’intervento degli USA e dei suoi alleati in questi territori, hanno avuto e continuano ad avere risvolti su tutto il Vicino Oriente e in generale sul mondo intero.

Una delle conseguenze più curiose ed evidenti riguardo gli attentati dell’11 settembre è però quella che riguarda la loro stessa negazione. Nei mesi e negli anni successivi al 9/11, infatti, sono emerse tutta una serie di teorie che, partendo dall’esistenza di fatti e testimonianze contraddittori, hanno cercato di (di)mostrare come la versione ufficiale degli eventi sia in realtà un falso.

Chi divulga e sostiene queste tesi è spesso additato come negazionista, ovvero come colui che nega la verità di un fatto storico accertato. Questo è un termine che gli esponenti delle teorie alternative ripudiano, preferendo identificarsi come revisionisti o truthers. Gran parte di essi sono confluiti infatti nel 9/11 Truth Movement, l’insieme di organizzazioni che contestano la ricostruzione ufficiale sugli attacchi dell’11 settembre. 

Ancora oggi, nel 2020, basta una ricerca su Google ed un clic per rendersi conto di quanto ancora queste “teorie del complotto” siano attuali e ricche di proseliti. In queste tesi alcune persone ritengono di avere mostrato e dimostrato la “vera verità” su quanto accaduto l’11 settembre: gli attentati non sarebbero opera di Bin Laden (ucciso in Pakistan nel 2011 dai Navy Seals americani) e di al Qaida (tuttora operante), ma del governo americano e delle lobby che lo controllano. Una realtà che l’amministrazione Bush e quelle successive, insieme alla commissione che ha indagato sugli attentati, la Commissione 9/11, avrebbero nascosto al mondo intero mettendo in atto e poi insabbiando una cospirazione dalle proporzioni gigantesche.

I dubbi dei negazionisti si concentrano sui sospetti rapporti tra la CIA e al Qaida (la CIA ha fondato al Qaida?), sulle omissioni e distorsioni dei rapporti d’inchiesta e sull’incredibile inefficienza della difesa aerea americana. È un fatto accertato che nessuno dei quattro aerei dirottati sia stato intercettato dai caccia. Che questo non sia successo, insieme al fatto che una parte rilevante della difesa aerea fosse occupata in esercitazioni militari, ha alimentato il sospetto che la difesa statunitense abbia dato l’ordine di «rimanere a terra» così che gli attacchi terroristici potessero continuare indisturbati. 

Alcuni negazionisti affermano persino che i grattacieli del World Trade Center siano crollati a causa di diverse bombe posizionate al loro interno o per mezzo di una miscela incendiaria, la termite, utilizzata nelle operazioni militari.

I dubbi più inquietanti sono però quelli relativi al Pentagono. Le prime tesi negazioniste sono sorte proprio per confutare il fatto che un Boeing 757 si fosse schiantato contro la sede del Dipartimento della Difesa. A colpire il Pentagono è stato, secondo la tesi più in voga, un missile cruise lanciato dall’interno dell’apparato militare statunitense.

A conclusione di questo grandioso complotto ci sono poi le tesi che sostengono l’abbattimento del volo United Airlines 93, o persino il suo “finto schianto” nella campagna di Shanksville: troppo piccolo e sospetto il cratere d’impatto del Boeing.

Dalle ceneri del World Trade Center è nata dunque una giungla di teorie (spesso contrastanti) che, è bene precisarlo, non hanno tutte lo stesso valore. Se è vero che la maggior parte di esse si è sviluppata su blog e siti web dotati di nessuna autorevolezza, per altre tesi il discorso è diverso. Che convincano o meno, infatti, alcune di esse provengono pur sempre da persone di una certa autorevolezza come il filosofo e scrittore americano David Ray Griffin o dal compianto giornalista italiano Giulietto Chiesa, che ebbi modo di intervistare su questo tema qualche anno fa.

A proposito dell’11 settembre: chi è il complottista? Quello che accetta la versione ufficiale, secondo cui 19 spostati, guidati da un signore che non sa quasi niente di cosa stanno facendo, e che è a 20 mila chilometri di distanza, in una grotta afghana, riescono a realizzare il 75% dei loro obiettivi (tre aerei su quattro) ammazzando circa 3000 persone e mettendo nel panico più totale la prima e unica superpotenza mondiale? Oppure quello che non crede a una tale fantasiosa, ridicola e insostenibile versione dei fatti e chiede, semplicemente, che gliene venga fornita una migliore, più credibile, corrispondente ai dati di fatto che si vanno accumulando. […] A tal punto il mainstream informativo ha taciuto, mentito, distorto i fatti, intimidito, censurato autocensurandosi, da costringere alla conclusione che se un complotto c’è stato, è stato quello dei grandi media informativi: per impedire che il complotto vero, ufficiale, venisse scoperto e denunciato. Una colossale operazione di stornamento dell’attenzione è stata compiuta e l’inganno è diventato un fatto storico di tale pietrosa possanza da non poter essere non dico demolito, ma nemmeno scalfito dalla minima ombra di dubbio. (Giulietto Chiesa, A proposito di 11 settembre di che complotto parliamo?)

Il problema in realtà non è l’esistenza del negazionismo o la facoltà di libera espressione delle tesi alternative, ma il fascino suggestivo che queste tesi esercitano e la facilità con la quale possono far breccia nella società contemporanea. Le teorie negazioniste destano sospetti, smascherano ipotetici complotti e pretendono di mettere in luce gigantesche cospirazioni. Il complotto è un modo semplificato di spiegare eventi complessi; una scorciatoia che evita la ricerca precisa, la verifica puntuale, il legame tra elementi diversi nel tentativo di raggiungere una spiegazione che  funzioni. Queste spiegazioni però turbano e contemporaneamente ammaliano il pubblico, che di fronte a grandi eventi, sembra propenso ad accettare le soluzioni più contorte. 

L’interpretazione sospettosa in un certo senso ci assolve dalle nostre responsabilità perché ci fa pensare che dietro a ciò che ci preoccupa si celi un segreto, e che l’occultamento di questo segreto costituisca un complotto ai nostri danni. Credere nel complotto è un poco come credere che si guarisca per miracolo, salvo che in questo caso si cerca di spiegare non una minaccia ma un inspiegabile colpo di fortuna. (Umberto Eco, La sindrome del complotto)


Le négationnisme du 11 septmbre 2001 : les théories du complot

U.S. ATTACKED. C’est ainsi que titrait le New York Times quelques heures après les plus violentes attaques terroristes de notre époque. Le 11 septembre 2001, la population mondiale a assisté, en grande partie par à travers la télévision, à la chronique d’une journée destinée à bouleverser le cours de l’histoire contemporaine.

La version officielle des événements du 9/11 (la date anglaise qui résume l’événement historique) raconte que ce matin-là, 19 hommes appartenant à l’organisation terroriste islamique Al-Qaïda ont détourné quatre avions commerciaux en vol aux États-Unis. Deux d’entre eux se sont écrasés contre les Tours Jumelles à New York, le troisième contre le Pentagone à Washington, tandis que le quatrième, en route vers la côte atlantique, a été abattu par les pirates de l’air à Shanksville, en Pennsylvanie, suite à la révolte des passagers.

C’était une attaque sans précédent venue du ciel. Des avions de ligne remplis de civils ont été utilisés comme bombes contre des cibles prédéterminées. Une dynamique inimaginable, à laquelle même le renseignement américain n’était pas préparé. Ce jour-là, les États-Unis ont subi la plus grande perte de vies humaines en temps de paix depuis le bombardement de Pearl Harbour en 1941 : environ 3 000 personnes ont été tuées.

Dans les heures qui ont suivi les attentats, les soupçons se sont renforcés sur la figure d’Oussama Ben Laden, riche cheikh saoudien et chef d’Al-Qaïda. La même organisation terroriste a revendiqué les attaques, disant qu’elle avait frappé « la tête de l’impiété sur son propre sol. Dieu nous a dit de terroriser les infidèles et nous l’avons fait ».

Ce qui s’est passé ensuite est histoire, peut-être encore trop récente pour être analysée avec l’exhaustivité nécessaire. Bien que de nombreuses années se soient écoulées, en fait, nous ne sommes toujours pas en mesure de saisir pleinement les conséquences historiques de ce qui s’est passé. Preuve en sont les guerres déclenchées peu après par l’administration Bush en Afghanistan (2001) et en Irak (2003), pays accusés d’abriter ou de collaborer avec des terroristes islamiques. Les longues vagues, déclenchées par l’intervention des États-Unis et de leurs alliés dans ces territoires, ont eu et continuent d’avoir des implications sur le Proche-Orient et sur le monde en général.

Cependant, l’une des conséquences les plus curieuses et les plus évidentes des attentats du 11 septembre est leur propre déni. Dans les mois et les années qui ont suivi le 9/11, en effet, toute une série de théories ont émergé qui, partant de l’existence de faits et de témoignages contradictoires, ont tenté de (dé)montrer comment la version officielle des événements est en fait un faux.

Ceux qui divulguent et soutiennent ces thèses sont souvent cités comme des négateurs, c’est-à-dire ceux qui nient la vérité d’un fait historique établi. C’est un terme que les partisans des théories alternatives répudient, préférant s’identifier comme révisionnistes ou comme truthers. Une grande partie d’entre eux ont en effet rejoint le 9/11 Truth Movement, l’ensemble des organisations qui contestent la reconstruction officielle des attentats du 11 septembre.

Aujourd’hui encore, en 2020, il suffit d’une recherche sur Google et d’un clic pour se rendre compte à quel point ces “théories du complot” sont toujours d’actualité et pleines de prosélytes. Dans ces théories, certaines personnes pensent avoir montré et démontré la “vraie vérité” sur ce qui s’est passé le 11 septembre : les attentats ne sont pas l’œuvre de Ben Laden (tué au Pakistan en 2011 par les Navy Seals américains) et d’Al-Qaïda (toujours en activité), mais du gouvernement américain et des lobbies qui le contrôlent. Une réalité que l’administration Bush et les suivantes, ainsi que la commission qui a enquêté sur les attentats, la Commission 9/11, auraient cachée au monde entier en mettant en œuvre puis en enterrant une conspiration aux proportions gigantesques.

Les doutes des négationnistes portent sur la relation suspecte entre la CIA et Al-Qaïda (la CIA a fondé Al-Qaïda ?), les omissions et les distorsions dans les rapports d’enquête et l’incroyable inefficacité de la défense aérienne américaine. Il est un fait établi qu’aucun des quatre avions détournés n’a été intercepté par des avions de chasse. Le fait que cela n’ait pas eu lieu, ainsi que le fait qu’une partie importante de la défense aérienne ait été occupée lors d’exercices militaires, ont alimenté le soupçon que la défense américaine avait donné l’ordre de « rester à terre » afin que les attaques terroristes puissent se poursuivre sans être perturbées.

Certains négationnistes affirment même que les gratte-ciel du World Trade Center se sont effondrés à cause de plusieurs bombes placées à l’intérieur ou au moyen d’un mélange incendiaire, le thermite, utilisé dans les opérations militaires.

Mais les doutes les plus inquiétants sont ceux qui concernent le Pentagone. Les premières théories négationnistes sont apparues précisément pour réfuter le fait qu’un Boeing 757 s’était écrasé sur le siège du ministère de la Défense. Selon la thèse la plus répandue, c’est un missile de croisière lancé de l’intérieur de l’appareil militaire américain qui a frappé le Pentagone.

Au terme de cette grandiose conspiration se trouvent les thèses qui soutiennent l’abattage du vol 93 de United Airlines, ou même son “faux crash” dans la campagne de Shanksville : trop petit et suspect le cratère d’impact du Boeing.

Des cendres du World Trade Center est née une jungle de théories (souvent contradictoires) qui, il faut le souligner, n’ont pas toutes la même valeur. S’il est vrai que la plupart d’entre elles ont été développées sur des blogs et des sites web sans autorité, pour d’autres théories, le discours est différent. Qu’ils soient convaincants ou non, en fait, certains d’entre eux proviennent de personnes d’une certaine autorité comme le philosophe et écrivain américain David Ray Griffin ou le regretté journaliste italien Giulietto Chiesa, que j’ai eu l’occasion d’interviewer à ce sujet il y a quelques années.

À propos du 11 septembre : qui est le comploteur ? Celui qui accepte la version officielle, selon laquelle 19 personnes déplacées, dirigées par un monsieur qui ne sait presque rien de ce qu’elles font, et qui se trouve à 20 mille kilomètres de là, dans une grotte afghane, parviennent à atteindre 75% de leurs objectifs (trois avions sur quatre) en tuant environ 3000 personnes et en semant la panique totale chez la première et unique superpuissance du monde ? Ou celui qui ne croit pas à une version des faits aussi imaginative, ridicule et insoutenable et qui demande simplement une version meilleure, plus crédible, correspondant aux faits qui s’accumulent. […] À ce point, le courant dominant de l’information a gardé le silence, a menti, a déformé les faits, s’est intimidé, s’est censuré, au point de forcer la conclusion que s’il y avait une conspiration, c’était celle des grands médias d’information : pour empêcher que la conspiration réelle et officielle ne soit découverte et dénoncée. Une opération colossale pour détourner l’attention a été menée et la tromperie est devenue un fait historique d’une telle puissance de pierre qu’elle ne peut être démolie, je ne dis pas démolie, mais pas même égratignée par la moindre ombre de doute. (Giulietto Chiesa, A proposito di 11 settembre di che complotto parliamo?)

Le problème en réalité n’est pas l’existence d’un déni ou la faculté d’expression libre de thèses alternatives, mais la fascination suggestive que ces thèses exercent et la facilité avec laquelle elles peuvent s’imposer dans la société contemporaine. Les théories négationnistes éveillent la suspicion, démasquent des conspirations hypothétiques et prétendent dévoiler des conspirations gigantesques. La conspiration est une façon simplifiée d’expliquer des événements complexes ; un raccourci qui évite une recherche précise, une vérification précise, le lien entre différents éléments pour tenter d’arriver à une explication qui fonctionne. Mais ces explications dérangent et en même temps envoûtent l’opinion publique qui, face aux grands événements, semble encline à accepter les solutions les plus tordues.

L’interprétation suspecte nous exonère en quelque sorte de nos responsabilités car elle nous fait penser qu’il y a un secret derrière ce qui nous préoccupe, et que la dissimulation de ce secret constitue une conspiration contre nous. Croire à la conspiration, c’est un peu comme croire qu’on peut guérir par un miracle, sauf que dans ce cas, nous essayons d’expliquer non pas une menace mais un coup de chance inexplicable. (Umberto Eco, La sindrome del complotto)

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