Nell’Armadio della Vergogna: la strage di Caiazzo e il suo oblio

Dans l’armoire de la honte : le massacre de Caiazzo et son oubli

di Gabriele Scarparo

Una delle più insensate stragi naziste durante la Seconda guerra mondiale, nonché una delle meno conosciute dall’opinione pubblica italiana, è quella di Caiazzo. Questo piccolo comune in provincia di Caserta, non molto distante dal fiume Volturno, fu infatti teatro di una sadica mattanza di civili da parte dell’occupante tedesco

Il 13 ottobre 1943 la Wehrmacht, in ritirata di fronte l’avanzata alleata, macchiò la terra con il sangue di 22 innocenti, tra cui molte donne e bambini. Caiazzo all’epoca si trovava tra l’incudine e il martello, in pieno territorio di scontri tra gli eserciti contrapposti. Ai piedi del Monte Carmignano, a tre chilometri dal paese, le famiglie Albanese, Massadore, D’Agostino e Perrone, erano alloggiate in una masseria che per loro sfortuna si trovava poco distante dalla sede di comando tattico di una compagnia di soldati tedeschi.

Alle ore 20 del 13 ottobre il giovane sottotenente Wolfgang Lehnigk-Emden avvisò il comandante della compagnia, tenente Raschke, che da quella abitazione erano stati avvistati dei sospetti segnali luminosi. Secondo la testimonianza dello stesso Lehnigk-Emden, lui stesso insieme ai sottoufficiali Kurt Schuster e Hans Gnass, si presentò nella cascina come inglese per chiedere notizie circa le posizioni tedesche.

La condanna a morte scattò quando i civili indicarono la sede del comando tattico tedesco. Sette persone, tra cui tre donne, furono condotti davanti l’edificio occupato dai tedeschi e fucilati da distanza ravvicinata. Non contento, Lehnigk-Emden, senza neanche il permesso del suo superiore, tornò alla masseria insieme a Schuster, Gnass e ad altri quattro soldati per finire il lavoro. Fu una carneficina. Le quindici persone all’interno dell’abitazione, sei donne e nove bambini, furono massacrati con colpi di fucile e di pistola.

Secondo lo storico Lutz Klinkhammer, «la strage di Caiazzo fu il primo esempio di un nuovo “codice” di comportamento: una prova che una parte delle forze armate tedesche non intendeva applicare alcun riguardo verso la popolazione civile italiana».

Il giorno dopo il fatto gli anglo-americani superarono la linea difensiva tedesca sul Volturno e occuparono Caiazzo. Con loro arrivarono i corrispondenti di guerra americani che documentarono la terribile strage. William Stoneman, del Chigaco Daily News, di fronte ai corpi orrendamente mutilati delle vittime capì quale brutale eccidio dovesse essere avvenuto nel casolare. Da quel momento iniziò una personale indagine volta al ritrovamento dei colpevoli che lo accompagnò per tutta la sua vita.

Il giornalista americano informò il Servizio segreto militare americano dell’accaduto e cominciò a raccogliere elementi in grado di identificare il reparto di appartenenza delle truppe tedesche. Alcuni giorni dopo, l’esercito americano catturò un gruppo di militari tedeschi della terza compagnia del XXIX Panzergrenadier Regiment, tra i quali il responsabile della strage, il ventunenne Lehnigk-Emden.

Condotto nel campo di prigionia di Aversa, l’ufficiale della Wehrmacht confessò di aver comandato la spedizione sul Monte Carmignano e di aver ordinato ai suoi soldati di uccidere i civili. Tenuto in custodia dagli Alleati, Lehnigk-Emden passò da un campo di prigionia ad un altro; in uno dei suoi numerosi tentativi di fuga fu gravemente ferito da alcuni soldati britannici. A quel punto, per il sottotenente cominciò una trafila di cure e di ospedali che lo riportarono infine in Germania. Come in altri casi, anche per lui scattò l’amnistia e già nel 1946 tornò ad essere un uomo libero.

In Italia nessuno conosceva il nome del responsabile della strage e i particolari dell’inchiesta, condotta dal Servizio segreto militare, rimasero riservati. Stoneman però sapeva perfettamente come erano andate le cose e tentò di informare le autorità italiane. Queste, però, decisero che non era il caso di procedere oltre, in considerazione della fase delicata che attraversavano le trattative con le potenze estere per la questione relativa ai presunti criminali di guerra italiani richiesti da diversi governi europei. Il fascicolo fu quindi archiviato nell’Armadio della Vergogna e sulla strage di Caiazzo si alzò una coltre di silenzio e indifferenza.

Come ci informa la storica Gabriella Gribaudi l’impegno di Stoneman trovò un altro ostacolo: quello della stessa comunità di Caiazzo.

Il giornalista Stoneman si curò della lapide, il cui testo fu commissionato a Benedetto Croce. La lapide fu tenuta in tal conto dalla dall’amministrazione comunale che a un certo punto sparì. La lettera che Stoneman aveva scritto al vescovo per informarlo dell’inchiesta americana, fu trovata negligentemente abbandonata in un volume della biblioteca vescovile. L’alto prelato nulla aveva fatto per fare emergere la notizia. Perché tanta negligenza? Fra i motivi […] la particolare efferatezza dell’assassinio che turbò la comunità e che provocò silenzio, una sorta di vergogna per le vittime e quindi di rifiuto. In secondo luogo, morirono due interi nuclei familiari, non rimase alcun testimone diretto della memoria delle famiglie. Infine contò il fatto che fossero tutti coloni e campagnoli. La distinzione fra coloro che vivono fra le mura del paese o della cittadina e coloro che vivono perennemente in campagna è una distinzione storica molto forte nei paesi dell’Italia meridionale, è una distinzione fra vita civile e vita rurale, che stigmatizza chi vive in campagna come abitante incolto e rozzo. A Caiazzo gli abitanti delle campagne venivano chiamati “caiazzani”, con tono dispregiativo rispetto al termine “caiatino” che identificava, invece, gli abitanti del centro cittadino. Dunque chi si poteva mai occupare seriamente della morte di due famiglie di poveri campagnoli? Ovviamente l’élite locale, ancora profondamente coinvolta con il passato regime, assecondò e utilizzò tali codici culturali per incoraggiare l’oblio.

Nonostante la politica, la magistratura e libri di scuola abbiano taciuto per decenni sull’eccidio di Caiazzo, alla fine degli anni Ottanta l’interesse nei suoi riguardi fu rinvigorito ancora una volta da un personaggio esterno alla comunità italiana. Il testimone, dopo la morte di Stoneman, fu infatti raccolto dal ricercatore italo-americano Joseph Agnone che, consultando i registri dei crimini di guerra contenuti al National Archives and Records Administration nel Maryland, rintracciò dei fascicoli riguardanti i fatti di Monte Carmignano. Copia dei dossier fu inviata all’Associazione Storica di Caiazzo e in seguito a questo evento, finalmente, le autorità italiane si mossero.

Nel 1992 la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere avviò un procedimento penale a carico di Wolfgang Lehnigk-Emden. Contemporaneamente anche in Germania fu avviata un’inchiesta che condusse all’arresto dell’ex ufficiale tedesco.

Durante gli interrogatori, Lehnigk-Emden si contraddì più volte. Le proprie dichiarazioni, unite a quelle risalenti al 1944 e alle testimonianze dei suoi commilitoni, convinsero la Corte della condotta criminale dell’imputato che, nell’ottobre del 1994, fu condannato all’ergastolo.

L’ex sottotenente nazista però non scontò la pena poiché il Tribunale di Coblenza aveva già annullato, nel gennaio precedente, il procedimento penale a suo carico in quanto il reato era caduto in prescrizione. Le autorità tedesche non concessero neppure l’estradizione impedendo così alla magistratura italiana di eseguire l’arresto. In questo modo un altro dei più odiosi crimini nazisti contro inermi civili italiani rimase impunito.

Questo modo di procedere, o meglio di non procedere, divenne una prassi dei governi del dopoguerra. Soprattutto per quanto riguarda gli eccidi che bagnarono il sud Italia, di gran parte di essi se ne perse memoria, non avendo trovato spazio nelle commemorazioni nazionali. Eppure molti comuni della Campania sono segnati da croci che testimoniano le stragi di civili e le deportazioni in Germania senza ritorno. Eccidi simili, se non nei numeri almeno nelle modalità, a quelli di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto per i quali però all’oblio istituzionale si è accompagnata la spietata assenza di una collettiva memoria locale.


Dans l’armoire de la honte : le massacre de Caiazzo et son oubli

L’un des massacres nazis les plus insensés de la Seconde Guerre mondiale, et l’un des moins connus de l’opinion publique italienne, est celui de Caiazzo. Cette petite ville de la province de Caserta, non loin du fleuve Volturno, a été le théâtre d’un massacre sadique de civils par l’occupant allemand.

Le 13 octobre 1943, la Wehrmacht, qui battait en retraite devant l’avancée alliée, baigna la terre du sang de 22 personnes innocentes, dont de nombreuses femmes et enfants. A l’époque, Caiazzo se trouvait entre l’enclume et le marteau, au milieu des affrontements entre les armées adverses. Au pied du mont Carmignano, à trois kilomètres de la ville, les familles Albanese, Massadore, D’Agostino et Perrone étaient logées dans une ferme qui, malheureusement pour elles, n’était pas loin du quartier général tactique d’une compagnie de soldats allemands.

Le 13 octobre à 20 heures, le jeune lieutenant Wolfgang Lehnigk-Emden informa le commandant de la compagnie, le lieutenant Raschke, que des signaux lumineux suspects avaient été aperçus depuis cette maison. Selon le témoignage de Lehnigk-Emden, lui-même, avec les quartiers-maîtres Kurt Schuster et Hans Gnass, se présenta à la ferme en tant qu’Anglais pour demander des informations sur les positions allemandes.

La sentence de mort fut déclenchée lorsque les civils indiquèrent l’emplacement du commandement tactique allemand. Sept personnes, dont trois femmes, furent conduites devant le bâtiment occupé par les Allemands et abattues à bout portant. Non content, Lehnigk-Emden, sans même la permission de son supérieur, retourna à la ferme avec Schuster, Gnass et quatre autres soldats pour finir le travail. C’était un massacre. Les quinze personnes à l’intérieur de la maison, six femmes et neuf enfants, furent tuées à coups de fusil et de pistolet.

Selon l’historien Lutz Klinkhammer, « le massacre de Caiazzo a été le premier exemple d’un nouveau ‘code’ de conduite : la preuve qu’une partie des forces armées allemandes n’avait pas l’intention d’appliquer un quelconque respect à la population civile italienne ».

Le lendemain, les Anglo-Américains franchirent la ligne défensive allemande sur le Volturno et occuperent Caiazzo. Avec eux arrivèrent les correspondants de guerre américains qui documentèrent le terrible massacre. William Stoneman, du Chigaco Daily News, devant les corps horriblement mutilés des victimes, comprit quel massacre brutal avait dû se produire dans le chalet. A partir de ce moment, il commença une enquête personnelle pour trouver les coupables, enquête qui l’accompagna tout au long de sa vie.

Le journaliste américain informa le service de renseignement militaire américain de l’incident et commença à rassembler des éléments permettant d’identifier le département auquel appartenaient les troupes allemandes. Quelques jours plus tard, l’armée américaine captura un groupe de soldats allemands de la troisième compagnie du XXIXe Régiment de Panzergrenadiers, parmi lesquels le responsable du massacre, le jeune Lehnigk-Emden, âgé de 21 ans.

Emmené au camp de prisonniers d’Aversa, l’officier de la Wehrmacht avoua avoir commandé l’expédition sur le mont Carmignano et avoir ordonné à ses soldats de tuer des civils. Détenu par les Alliés, Lehnigk-Emden passa d’un camp de prisonniers à l’autre ; lors de l’une de ses nombreuses tentatives d’évasion, il fut gravement blessé par des soldats britanniques. A ce moment-là, pour le lieutenant commença un processus de traitement et d’hôpitaux qui finalement le ramena en Allemagne. Comme dans d’autres cas, fut lui accordée l’amnistie et en 1946, il redevint un homme libre.

En Italie, personne ne connaissait le nom du responsable du massacre et les détails de l’enquête, menée par le service secret militaire, sont restés confidentiels. Stoneman, cependant, savait parfaitement comment les choses s’étaient passées et essaya d’informer les autorités italiennes. Toutefois ils décidèrent qu’il n’était pas nécessaire d’aller plus loin, compte tenu de la phase délicate que traversaient les négociations avec les puissances étrangères pour la question des présumés criminels de guerre italiens demandée par différents gouvernements européens. Le dossier fut ensuite classé dans l’Armoire de la Honte et une couverture de silence et d’indifférence descendit sur le massacre de Caiazzo.

Comme nous l’informe l’historienne Gabriella Gribaudi, l’engagement de Stoneman trouva un autre obstacle : celui de la communauté de Caiazzo elle-même.

Le journaliste Stoneman a pris soin de la plaque, dont le texte a été commandé à Benedetto Croce. La pierre tombale était conservée dans ce compte par l’administration municipale, qui a disparu à un certain moment. La lettre que Stoneman avait écrite à l’évêque pour l’informer de l’enquête américaine, a été retrouvée abandonnée par négligence dans un volume de la bibliothèque de l’évpiscopal. Le haut prélat n’avait rien fait pour mettre la nouvelle en lumière. Pourquoi tant de négligence ? Parmi les raisons […] la brutalité particulière du meurtre qui a bouleversé la communauté et a provoqué le silence, une sorte de honte pour les victimes et donc le rejet. Ensuite, deux familles entières sont mortes, il n’y a pas eu de témoin direct de la mémoire des familles. Enfin, il a compté qu’ils étaient tous des colons et des gens de la campagne. La distinction entre ceux qui vivent à l’intérieur des murs du village ou de la ville et ceux qui vivent en permanence à la campagne est une distinction historique très forte dans les pays du sud de l’Italie, c’est une distinction entre la vie civile et la vie rurale, qui stigmatise ceux qui vivent à la campagne comme étant incultes et grossiers. À Caiazzo, les habitants de la campagne étaient appelés “caiazzani”, sur un ton péjoratif par rapport au terme “caiatino” qui identifiait, au contraire, les habitants du centre ville. Alors, qui pourrait sérieusement faire face à la mort de deux familles de paysans pauvres ? De toute évidence, l’élite locale, encore très impliquée dans le régime précédent, a soutenu et utilisé ces codes culturels pour encourager l’oubli.

Bien que la politique, la justice et les manuels scolaires aient gardé le silence pendant des décennies sur le massacre de Caiazzo, à la fin des années 1980, l’intérêt porté à ce dernier fut ravivé par une personnalité extérieure à la communauté italienne. Le témoin, après la mort de Stoneman, a en fait été recueilli par le chercheur italo-américain Joseph Agnone qui, en consultant les dossiers de crimes de guerre contenus dans l’Administration des archives et des dossiers nationaux du Maryland, retrouva des dossiers concernant les événements de Monte Carmignano. Une copie des dossiers a fut envoyée à l’Association historique de Caiazzo et après cet événement, les autorités italiennes finalement prirent des mesures.

En 1992, le ministère public de Santa Maria Capua Vetere engagea une procédure pénale contre Wolfgang Lehnigk-Emden. Au même moment, une enquête ouverte en Allemagne conduisit à l’arrestation de l’ancien officier allemand.

Pendant les interrogatoires, Lehnigk-Emden se contredit à plusieurs reprises. Ses déclarations, ainsi que celles datant de 1944 et les témoignages de ses camarades, persuadèrent la Cour du comportement criminel de l’accusé, qui fut condamné à la prison à vie en octobre 1994.

L’ancien lieutenant nazi n’a cependant pas purgé sa peine car le tribunal de Coblence avait déjà annulé la procédure pénale engagée contre lui en janvier dernier, à cause de la prescription. Les autorités allemandes n’autorisent même pas l’extradition, empêchant ainsi à la justice italienne d’exécuter l’arrestation. Ainsi, un autre des plus odieux crimes nazis contre des civils italiens sans défense resta impuni.

Cette façon de procéder, ou plutôt de ne pas procéder, devint la pratique des gouvernements d’après-guerre. Surtout en ce qui concerne les massacres qui baignèrent le sud de l’Italie, la plupart d’entre eux perdirent leur mémoire, n’ayant pas trouvé de place dans les commémorations nationales. Pourtant, de nombreuses municipalités de Campanie sont marquées par des croix qui témoignent des massacres de civils et des déportations vers l’Allemagne sans retour. Il s’agissait des massacres similaires, sinon en nombre du moins dans la manière, à ceux de Sant’Anna di Stazzema et de Marzabotto, pour lesquels, cependant, l’oubli institutionnel s’accompagna de l’absence impitoyable d’une mémoire collective locale.

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