15 febbraio 1944: “I gangsters di Montecassino”. Tra bombe e propaganda

15 février 1944 : “Les gangsters de Montecassino”. Entre bombes et propagande

di Gabriele Scarparo

Nell’ottobre del 1943, dopo l’arrivo delle truppe alleate a Napoli, le operazioni degli anglo-americani si spostarono più a nord, lungo la linea Gustav, roccaforte dell’esercito tedesco. La fortificazione nazista,  che si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, nei pressi di Gaeta, fino al Mare Adriatico, aveva come scopo proprio quello di contrastare e ritardare quanto più possibile l’avanzata del nemico da sud.

Per la popolazione italiana lungo il fronte, specialmente per quella del basso Lazio, cominciò in quel momento una fase di guerra che la vide succube degli eventi e degli eserciti contrapposti. Da una parte i tedeschi con i rastrellamenti, le violenze e le ruberie, dall’altro gli anglo-americani che pur di stanare il nemico nazista non esitarono a colpire duramente anche i civili.

Furono infatti intensificati i raid aerei. Le bombe alleate che fino a pochi giorni prima avevano continuato a colpire incessantemente Napoli, si spostarono di qualche chilometro più a nord, seminando distruzione e morte in massima parte tra le popolazioni italiane.

Tra i bombardamenti più gravi si ricordano quello di Pontecorvo del 1 novembre 1943 che causò circa 500 vittime, quello di Vallecorsa  del 15 marzo 1944 con 91 morti e quello di Anagni del marzo 1944 con più di 100 caduti. Le memorie dei sopravvissuti a questi disastri conservano ancora a distanza di vari decenni l’eco di un trauma mai veramente superato.

Il bombardamento che più segnò la popolazione del basso Lazio, anche dal punto di vista emotivo, fu però quello di Montecassino del 15 febbraio del 1944, durante il quale fu distrutta la millenaria abbazia benedittina nella quale si erano rifugiati centinai di civili, paradossalmente proprio per sfuggire alle bombe degli anglo-americani. Questi, convinti che il monastero fosse stato occupato dai nazisti, non si fecero remore a distruggerlo e a seppellire sotto le sue macerie tanta gente innocente.

L’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento alleato

L’abbazia, ricostruita nel dopoguerra, era ed è uno dei maggiori monumenti dell’intera cristianità e culla del monachesimo occidentale. Fra le sue mura nel corso dei secoli furono raccolte opere artistiche di valore incalcolabile: dipinti e affreschi di Tiziano, Raffaello, Leonardo da Vinci, Tintoretto, mirabili opere architettoniche e di arte sacra, statue, migliaia di libri e manoscritti medioevali.

Dalla cima del monte il monastero domina tutta la valle del Liri fin dal 529, anno della sua fondazione ad opera di San Benedetto. Nel 1944 occupava anche un ruolo strategico dal punto di vista militare, in quanto sitauto nei pressi della linea Gustav e poco distante dalla Casilina, la strada che portava a Roma. In quei mesi fece da sfondo a una delle più lunghe e sanguinose battaglie della Seconda Guerra mondiale che tra soldati alleati, militari nazisti e civili italiani causò decine di migliaia di vittime. 

Dopo mesi di terribili scontri, gli Alleati si convinsero che per evitare ulteriori massacri e sfondare le line tedesche era necessario bombardare l’abbazia, dove secondo il generale neozelandese Bernard Freyberg si nascondevano i tedeschi. Le assenze dalla zona operativa del generale americano Clark e di quello britannico Alexander, unite alla volontà di entrambi di non creare problemi con il contingente neozelandese, portarono ad una delle decisioni più assurde di tutta la guerra combattuta in Italia: bombardare Montecassino. In realtà, come gli Alleati scoprirono solamente più tardi, il monastero non era occupato dai tedeschi. Secondo le stesse disposizioni di Hitler e accordi presi con l’abate Gregorio Diamare, ai soldati nazisti era vietato di infrangere l’extraterritorialità del luogo sacro, come lo stesso abate Diamare confermò in seguito nel suo diario.

La decisione comunque fu presa e l’ordine eseguito con rapidità. Il 14 febbraio gli Alleati lanciarono numerosi volantini che avvisavano dell’imminente distruzione: «È venuto il tempo in cui a malincuore siamo costretti a puntare le nostre armi contro il monastero stesso».

Il giorno seguente, il 15 febbraio 1944, alle ore 9 e 30 del mattino, l’abbazia di Montecassino cominciò ad essere scossa da un susseguirsi di tremende esplosioni. Sulle teste dei monaci e su quelle delle centinaia di profughi accolti nel monastero, si abatté un incessante grappolo di bombe da 250 kg l’una. All’operazione parteciparono più di 200 bombardieri, un numero incredibilmente alto. Alle 13 e 30 l’operazione era conclusa: miracolosamente tutti i monaci si salvarono, ma diverse centinaia di profughi rimasero seppelliti sotto le bombe. Fu difficile in seguito riesumarne i corpi e dare un nome alle loro lapidi, così anche fare un bilancio della strage. 

La distruzione del monastero, basata su di un presupposto errato, si rivelò poi totalmente inutile, in quanto non seguita dall’immediato attacco delle compagnie indiane e neozelandesi. Questo permise ai tedeschi, il giorno dopo, di impadronirsi delle rovine e contrastare efficacemente la sconclusionata avanzata alleata. L’operazione, accompagnata dalla morte di centinaia di civili inermi e la distruzione del monastero di San Benedetto risultò così un totale fallimento, sia dal punto di vista militare che mediatico.

La propaganda nazifascista, infatti, sfruttò la notizia del bombardamento a suo favore. Nella parte d’Europa ancora in mano ai nazisti gli anglo-americani furono dipinti, nei giorni seguenti il bombardamento, come nuovi barbari che volevano cancellare ogni traccia della “superiore civiltà europea”. L’abbazia di Montecassino, che in passato era stata distrutta per tre volte dai Longobardi, dai Saraceni e da un terremoto, ora era stata ridotta in polvere dai nuovi “barbari anglo-americani“.

La mattina seguente Il Messaggero aprì il giornale con un articolo che parlava dei “Gangsters su Montecassino“: «30 bombardieri “alleati” si accaniscono sul più antico monastero d’Europa – L’Abbazia brucia – Frati, donne, bambini sotto le rovine – Un solo gendarme germanico si trovava nella zona – Il tradizionale cinismo del nemico». La Stampa del 17 febbaraio 1944 titolò invece così: “L’ultima nefandezza dei barbari volanti. La storica Abbazia di Montecassino non è ora che un cumulo di rovine“.

Dal canto loro, gli Alleati difesero la decisione di bombardare il monastero. Da Londra e Washington arrivarono infatti dichiarazioni che sottolineavano l’importanza e l’inevitabilità dell’atto. Il 16 febbraio dall’Inghilterra il Daily Express titolò in prima pagina “Bomb-shell hail stops monastery guns“. Radio Londra si affrettò a dichiarare che: «Con chiara coscienza, anche se senza entusiasmo, gli alleati hanno dovuto colpire l’edificio religioso, dai tedeschi mutato in baluardo di guerra. Ma la guerra non conosce che la sua legge, e le medicine forti, che già ai suoi tempi invocava in certi casi il Guicciardini, mai come oggi sono state necessarie e salvifiche». Della stessa sostanza furono le parole provenienti dalla Casa Bianca: «Il Presidente Roosevelt ha dichiarato nella sua conferenza stampa che il bombardamento del monastero era giustificato poiché i tedeschi lo stavano usando per scopi militari. Il presidente ha deplorato la necessità di questa azione, ma ha detto che è stata una questione di necessità militare».

Nonostante queste dichiarazioni i nazifascisti riuscirono a sfruttare al meglio la macchina della propaganda, coadiuvata dalle prime immagini dell’abbazia distrutta. Come se ciò non bastasse, oltre a sottolineare la barbarica azione alleata, le forze dell’Asse rimarcarono anche il ruolo dei tedeschi quali difensori della civiltà. In particolare venne sottolineata l’iniziativa di due ufficiali della Divisione Hermann Göring, il tenente colonnello Julius Schlegel e il capitano Maximilian Becker che, sul finire del 1943, suggerirono ai monaci lo sgombero del patrimonio artistico del monastero. Grazie a loro gran parte delle pergamene, dei dipinti e altri oggetti di inestimabile valore furono messi in salvo a Castel Sant’Angelo. Peccato solo che alcune delle casse contenenti il patrimonio storico-culturale di Montecassino sparirono in Germania e che a predisporre quell’azione di salvataggio furono alcuni membri di quella divisione, la Hermann Göring appunto, che pochi mesi più tardi insanguinò l’Italia con efferate stragi di civili. Nonostante ciò il bombardamento del monastero si rivelò una pesante sconfitta mediatica per gli anglo-americani e un successo propagandistico per i nazisti.

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15 février 1944 : “Les gangsters de Montecassino”. Entre bombes et propagande

En octobre 1943, après l’arrivée des troupes alliées à Naples, les opérations anglo-américaines se déplacèrent plus au nord, le long de la ligne Gustav, un bastion de l’armée allemande. La fortification nazie, qui s’étendait de l’embouchure du Garigliano, près de Gaeta, à la mer Adriatique, avait pour but de contrer et de retarder au maximum l’avancée de l’ennemi depuis le sud.

Pour la population italienne sur le front de guerre, en particulier pour celle du bas Latium, commença alors une phase de guerre qui la vit soumis aux événements et aux armées adverses. D’un côté les Allemands avec leurs rafles, leurs violences et leurs vols, de l’autre les Anglo-Américains qui, pour débusquer l’ennemi nazi, n’hésitèrent pas à frapper fort même sur les civils.

En fait, les raids aériens furent intensifiés. Les bombes alliées qui, jusqu’à quelques jours auparavant, avaient continué à frapper sans cesse Naples, se déplacèrent quelques kilomètres plus au nord, semant la destruction et la mort pour la plupart au sein de la population italienne.

Parmi les bombardements les plus graves, on peut citer celui de Pontecorvo le 1er novembre 1943 qui fit environ 500 victimes, celui de Vallecorsa le 15 mars 1944 avec 91 morts et celui d’Anagni en mars 1944 avec plus de 100 morts. Les souvenirs des survivants de ces catastrophes conservent encore, plusieurs décennies plus tard, l’écho d’un traumatisme jamais vraiment surmonté.

Le bombardement qui marqua le plus la population du bas Latium, également du point de vue émotionnel, fut celui de Montecassino le 15 février 1944, au cours duquel fut détruite l’abbaye bénédictine millénaire dans laquelle des centaines de civils s’étaient réfugiés, paradoxalement pour échapper aux bombes des Anglo-Américains. Ces derniers, convaincu que le monastère avait été occupé par les nazis, n’eurent aucun scrupule à le détruire et à enterrer tant d’innocents sous ses décombres.

L’abbaye de Montecassino après le bombardement allié

L’abbaye, reconstruite après la guerre, était et reste l’un des plus grands monuments de toute la chrétienté et le berceau du monachisme occidental. Dans ses murs, au fil des siècles, des œuvres artistiques d’une valeur incalculable ont été rassemblées : peintures et fresques du Titien, de Raphaël, de Léonard de Vinci, du Tintoret, admirables œuvres architecturales et d’art sacré, statues, milliers de livres et manuscrits médiévaux.

Du haut de la montagne, le monastère domine toute la vallée du Liri depuis 529, année de sa fondation par Saint Benoît. En 1944, il jouait également un rôle stratégique d’un point de vue militaire, car il était située près de la ligne Gustav et non loin de la Casilina, la route menant à Rome. Au cours de ces mois, il fut le théâtre de l’une des batailles les plus longues et les plus sanglantes de la Seconde Guerre mondiale, qui fit des dizaines de milliers de victimes parmi les soldats alliés, les soldats nazis et les civils italiens.

Après des mois de terribles combats, les Alliés étaient convaincus que pour éviter de nouveaux massacres et percer les lignes allemandes, il était nécessaire de bombarder l’abbaye, où, selon le général néo-zélandais Bernard Freyberg, les Allemands se cachaient. Les absences du général américain Clark et du général britannique Alexander de la zone d’opération, combinées au désir des deux de ne pas créer de problèmes avec le contingent néo-zélandais, conduisirent à l’une des décisions les plus absurdes de toute la guerre menée en Italie : bombarder Montecassino. En réalité, comme les Alliés découvrirent plus tard, le monastère n’était pas occupé par les Allemands. Selon les propres dispositions de Hitler et les accords passés avec l’abbé Gregorio Diamare, il était interdit aux soldats nazis de porter atteinte à l’extraterritorialité du lieu sacré, comme l’abbé Diamare lui-même le confirma plus tard dans son journal.

Mais la décision a été prise et l’ordre rapidement exécuté. Le 14 février, les Alliés lancèrent de nombreux tracts avertissant de la destruction imminente : “Le temps est venu où nous sommes forcés à contrecœur de pointer nos armes sur le monastère lui-même“.

Le lendemain, 15 février 1944, à 9h30 du matin, l’abbaye de Montecassino commença à être secouée par une succession de gigantesques explosions. Au-dessus de la tête des moines et de celle des centaines de réfugiés accueillis dans le monastère, une grappe incessante de bombes de 250 kg chacune explosa. Plus de 200 bombardiers participèrent à l’opération, un nombre incroyablement élevé. A 13h30, l’opération était terminée : miraculeusement, tous les moines se sauvèrent, mais plusieurs centaines de réfugiés restèrent enfouis sous les bombes. Il a été difficile par la suite d’exhumer les corps et de donner un nom à leurs pierres tombales, afin de faire le bilan du massacre.

La destruction du monastère, basée sur une hypothèse erronée, se révéla en outre totalement inutile, car elle ne fut pas suivie d’une attaque immédiate par des compagnies indiennes et néo-zélandaises. Cela permit aux Allemands, le lendemain, de prendre possession des ruines et de s’opposer efficacement à l’avance des Alliés. L’opération, accompagnée de la mort de centaines de civils sans défense et de la destruction du monastère de San Benedetto, ce fut un échec total, tant du point de vue militaire que médiatique.

En fait, la propagande nazi-fasciste exploita la nouvelle du bombardement à son avantage. Dans la partie d’Europe encore aux mains des nazis, les Anglo-Américains furent dépeints, dans les jours qui suivirent les bombardements, comme de nouveaux barbares qui voulaient effacer toute trace de la “supérieure civilisation européenne”. L’abbaye de Montecassino, qui avait été détruite à trois reprises par les Lombards, par les Sarrasins et par un tremblement de terre, a été réduite en poussière par les nouveaux “barbares anglo-américains”.

Le lendemain matin, Il Messaggero ouvra le journal avec un article qui parlait des “Gangsters sur Montecassino” : “30 bombardiers “alliés” font rage sur le plus vieux monastère d’Europe – L’abbaye brûle – Frères, femmes, enfants sous les ruines – Un seul gendarme allemand était dans la région – Le cynisme traditionnel de l’ennemi“. La Stampa du 17 février 1944 avait le titre suivant : “La dernière méchanceté des barbares volants. L’abbaye historique de Montecassino n’est plus qu’un tas de ruines“.

De leur côté, les Alliés défendirent la décision de bombarder le monastère. De Londres et de Washington arrivèrent des déclarations soulignant l’importance et le caractère inévitable de l’acte. Le 16 février, le Daily Express anglais titrait en première page : “La grêle des bombes arrête les canons du monastère“. Radio Londres s’empressa de déclarer : “Avec une conscience claire, même si sans enthousiasme, les Alliés ont dû frapper l’édifice religieux, que les Allemands avaient transformé en rempart de guerre. Mais la guerre ne connaît que son propre droit, et la médecine forte, que Guicciardini invoquait déjà en son temps dans certains cas, n’a jamais été aussi nécessaire et salvatrice qu’aujourd’hui“. Les mots venant de la Maison Blanche étaient de la même teneur : “Le président Roosevelt a déclaré dans sa conférence de presse que le bombardement du monastère était justifié parce que les Allemands l’utilisaient à des fins militaires. Le président a déploré la nécessité de cette action, mais a déclaré qu’il s’agissait d’une question de nécessité militaire“.

Malgré ces déclarations, les nazi-fascistes réussirent à exploiter pleinement la machine de propagande, aidés par les premières images de l’abbaye détruite. Comme si cela ne suffisait pas, en plus de souligner la barbarie de l’action des Alliés, les forces de l’Axe également mirent l’accent sur le rôle des Allemands en tant que défenseurs de la civilisation. On souligna en particulier l’initiative de deux officiers de la division Hermann Göring, le lieutenant-colonel Julius Schlegel et le capitaine Maximilian Becker, qui, vers la fin de 1943, proposèrent aux moines le déménagement du patrimoine artistique du monastère. Grâce à eux, la plupart des parchemins, peintures et autres objets inestimables furent sauvés au Castel Sant’Angelo. Dommage que certaines des caisses contenant l’héritage historico-culturel de Montecassino disparurent en Allemagne et que l’opération de sauvetage ce fut élaborée par certains membres de la division Hermann Göring qui, quelques mois plus tard, fut protagoniste des brutaux massacres de civils italiens. Malgré cela, le bombardement du monastère se révéla une lourde défaite médiatique pour les Anglo-Américains et un succès de propagande pour les nazis.

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