Mégas Aléxandros – II – L’infanzia di un conquistatore

di Gabriele Scarparo

Alessandro nacque a Pella tra il 20 e il 21 luglio del 356 a.C., lo stesso anno in cui il padre Filippo si apprestava a intervenire nelle lotte intestine interne al mondo greco. Secondo la leggenda, nel momento stesso della nascita del principe, il Tempio di Efeso, una delle Sette meraviglie del mondo antico, fu incendiato e distrutto dalle fiamme appiccate da un certo Erostrato. Questi era un pastore che motivò il suo gesto con la sola intenzione di “passare alla storia”. La leggenda narra di come Artemide stessa, alla quale il tempio era dedicato, non fosse stata in grado di proteggerlo proprio perché troppo impegnata a sorvegliare la nascita dell’erede di Filippo.

Alessandro era un coacervo di contraddizioni ed eccessi. Era mistico e pratico, sognatore e pragmatico, razionale e passionale. I suoi soldati l’adoravano tanto da seguirlo fino ai limiti del mondo conosciuto e oltre, folgorati dal suo coraggio e dal suo carisma. Era in pratica un personaggio mitico già agli occhi dei suoi contemporanei.

Una minuziosa descrizione di Alessandro, dal punto di vista fisico ma non solo, ce la restituisce Plutarco:

L’aspetto fisico di Alessandro ci è noto soprattutto dalle statue di Lisippo, l’unico scultore che il grande condottiero ritenne degno di raffigurarlo. Del resto solo Lisippo è riuscito ad effigiare in modo così perfetto certi particolari della sua persona, come il collo leggermente piegato a sinistra e la dolcezza languida dello sguardo: atteggiamenti che molti successori di Alessandro e molti amici cercarono di imitare. Apelle, invece, in quel dipinto che lo ritrae nell’atto di scagliare il fulmine, lo fa piuttosto bruno e scuro di carnagione, mentre Alessandro era di pelle chiara, un bianco, così dicono, che a volte si arrossava, specialmente sul volto e sul petto. Aristosseno, poi, come si legge nelle sue memorie, scrive che dalla sua pelle emanava un gradevolissimo odore e che dalla bocca e da tutto il corpo spirava un tale profumo che impregnava le vesti. Ciò dipendeva della temperatura corporea, che in Alessandro era molto alta, quasi da febbre. […] E’ anche vero, però, che a causa dell’eccessivo calore corporeo Alessandro era dedito al vino e facile all’ira. (Plutarco, Vita di Alessandro)

Filippo aveva voluto che suo figlio avesse la migliore istruzione, non solo in campo militare. Alessandro, infatti, studiò per tre anni a Mieza con Aristotele, che fu assunto perché era il filosofo più rinomato del suo tempo. Difficile dire quale sia stato il reale ascendete dell’anziano filosofo sul giovane principe. Alcuni studiosi sono convinti che l’influenza dell’uno sull’altro sia stata poca o nulla. L’alone leggendario che circonda Alessandro, le sue stesse forti contraddizioni, non aiutano certo a risolvere questo interrogativo.

Plutarco dice che egli era solito ripetere: «Io vorrei distinguermi per la conoscenza di ciò che è meglio, più che per la potenza» ma allo stesso modo ci avvisa che Alessandro portava sempre con sé una copia dell’Iliade: ad Achille e a quei valori di cui l’eroe omerico era il simbolo (desiderio di gloria e concezione eroica della vita), egli ispirò sempre le sue azioni e su di essi modellò il proprio mito.

Già da ragazzo era molto assennato e lo si vedeva dal fatto che pur essendo impetuoso e passionale si controllava nei piaceri del corpo, di cui godeva ma con molta moderazione. Il suo più alto e nobile pensiero era la gloria, per la quale nutriva un desiderio eccessivo per la sua giovane età, ma non si accontentava di una gloria qualsiasi, come Filippo, che si autocelebrava per l’efficacia dei suoi discorsi da sofista o per le incisioni delle sue vittorie olimpiche sulle monete: Alessandro mirava più in alto, e quando i cortigiani, visto ch’era molto veloce, gli chiedevano perché mai non gareggiasse nelle gare di corsa ad Olimpia rispondeva: «Gareggerei soltanto se avessi come avversai dei re». (Plutarco, Vita di Alessandro)

I testi antichi ci riportano la descrizione di un Alessandro mentalmente e fisicamente attivo, dinamico. Oltre ad un’istruzione intellettuale e militare di primo livello, egli curò molto la sua formazione fisica. Questo sarebbe confermato anche dai resti archeologici di grandi palestre nei pressi di Pella. Non sorprende perciò che a 18 anni, all’epoca della battaglia di Cheronea, decisiva per le sorti del mondo Greco, fosse già un cavaliere temprato.

Per la quasi totalità delle sue campagne di guerra, il condottiero macedone fu accompagnato da un fidato cavallo, Bucefalo. Plutarco ci racconta il primo incontro tra i due. Un certo Filonico di Tessaglia offrì a Filippo un cavallo di grande stazza per la somma di tredici talenti. Tuttavia questi sembrava intrattabile: nessuno riusciva a montarlo. Filippo, irritato, ordinò che il cavallo fosse portato via perché completamente selvaggio e indomabile. A questo punto il giovane Alessandro, all’epoca dodicenne, chiese al padre di poter provare a montarlo e in caso non ci fosse riuscito avrebbe pagato lui stesso i 13 talenti. Il ragazzo aveva infatti notato che il cavallo aveva paura della propria ombra che vedeva muoversi dinanzi. Dopo averlo rivolto col muso verso il sole cominciò ad accarezzarlo e tranquillizzarlo e solo quando cessò di sbuffare Alessandro salì in groppa.

I due si allontanano a gran velocità sotto gli occhi preoccupati di Filippo e dei presenti. Ma quando poco dopo Alessandro tornò indietro, il padre pianse di gioia e di orgoglio. Dopo aver baciato il figlio sulla testa, gli disse: «Cercati un regno che sia tuo pari. La Macedonia è troppo piccola per te».

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