Mégas Aléxandros – IV – Dalla Grecia all’Asia

di Gabriele Scarparo

Nel 334 a.C. Alessandro, dopo aver consolidato la sua posizione in Grecia e Macedonia e aver lasciato il generale Antipatro come suo rappresentante in patria, sbarcò in Asia Minore con un esercito di circa 35.000 uomini.

Alessandro ebbe l’ardire di sperare di conquistare Babilonia e Susa, o meglio di mettersi in mente di ottenere il dominio su tutti gli uomini, confidando, pensate, in trentamila fanti e quattromila cavalieri; tanti erano, infatti, come riferisce Aristobulo. (Plutarco, Vite di Alessandro)

Il nucleo del suo esercito era formato da macedoni, con rinforzi provenienti dalle città greche. C’erano poi numerosi topografici, geografi e storici al seguito. L’armata così composta si mosse da Pella verso Anfipoli, e da qui partì poi per raggiungere l’Ellesponto e l’Asia.

La prima importante tappa del viaggio di Alessandro fu l’antico sito di Ilio, la mitica Troia, teatro dei racconti omerici tanto cari al condottiero macedone. Lì il giovane re onorò la tomba di Achille.

Alessandro, come raccontano, dopo esser salito ad Ilio, compì sacrifici […], collocò la sua intera armatura nel tempio e al posto di essa prese una delle sacre armi che ancora era sopravvissuta dalla guerra di Troia. E queste armi gli storici dicono che venissero portate davanti a lui nelle battaglie. Il racconto riferisce che Alessandro compì sacrifici anche a Priamo […]. Mentre saliva a Troia il nocchiero Menezio lo cinse con una corona d’oro e dopo di lui inghirlandarono il re dei Macedoni l’ateniese Carete […] e alcuni Greci, poi quelli del luogo. Alcuni storici dicono che Alessandro cinse con una corona anche la tomba di Achille. Dicono poi che Efestione, il più amato dei compagni del re, inghirlandò la tomba di Patroclo. (Arriano, Anabasi di Alessandro)

Per contrastare la sua avanzata in Asia, il Gran Re Dario III mise Memnone di Rodi, un greco, a capo dell’esercito persiano. Questi aveva sconsigliato più volte di sostenere una battaglia a viso aperto contro l’esercito di Alessandro, sostenendo invece la tattica della terra bruciata: ripiegare ma allo stesso tempo bruciare i raccolti e i possibili approvvigionamenti di cui l’esercito nemico aveva bisogno. I satrapi persiani però non erano della stessa idea e lo stesso Dario preferì scontrarsi con l’esercito invasore. 

Nel maggio del 334, presso il fiume Granico, in Frigia, ci fu il primo scontro tra i due eserciti. Come a Cheronea pochi anni prima, la cavalleria degli Etèri guidata dallo stesso re macedone fu decisiva per le sorti della battaglia. I persiani furono costretti alla fuga e Alessandro vittorioso iniziò così la sua avanzata in Oriente. Si narra che dopo questo primo scontro Alessandro inviò 300 armature persiane al tempio del Partenone ad Atene accompagnate da questa iscrizione: «Alessandro, figlio di Filippo, e i Greci, eccetto gli Spartani, dedicano queste spoglie tolte ai barbari che vivono in Asia». Il messaggio era un chiaro riferimento ai 300 guerrieri spartani che nel 480, per contrastare l’avanzata persiana in Grecia, si erano sacrificati con il loro re Leonida alle Termopili. Ora Sparta aveva preferito non seguire Alessandro nella sua campagna in Oriente.

L’esercito avanzò senza troppi problemi lungo le coste dell’Asia Minore conquistando città e sottomettendo le popolazioni locali. Solo Mileto e Alicarnasso, dove si era rifugiato Memnone, opposero strenua resistenza. L’armata macedone ebbe però anche qui la meglio e l’Asia Minore, già nel 333, si aprì alla completa conquista di Alessandro. Le città “liberate” entrarono a far parte della Lega di Corinto.

Alessandro passò quindi in Frigia. Qui, nell’antica capitale Gordio si svolse l’episodio del celebre nodo che nessuno riusciva a sciogliere.

Non aveva fatto in tempo a giungere a Gordio Alessandro che, subito, lo invase un desiderio di salire sull’altura su cui sorgeva la reggia di Gordio e di suo figlio Mida e di vedere il carro di Gordio e il nodo che lo teneva unito al giogo. […] In merito a quel carro era diffusa questa profezia: a chiunque avesse sciolto il nodo che teneva congiunto il giogo al carro sarebbe toccato in sorte il dominio sull’Asia. Il nodo, però, era stato fabbricato con fibre di corniolo e non era possibile distinguerne nè l’inizio nè la fine. Poiché, dunque, Alessandro non era capace di trovare il modo di scioglierlo, ma non era nemmeno disposto a lasciarlo insoluto — voleva evitare, infatti, che da un fatto del genere ne nascesse agitazione tra le folle — lo infranse a colpi di spada (così, almeno, riportano taluni) e disse, poi, di averlo sciolto. Aristobulo, invece, riporta che Alessandro, tratto che ebbe la caviglia del timone — “caviglia” è quel piolo conficcato da parte a parte attraverso il timone e che tiene fisso il nodo — ne sganciasse poi il giogo. Cosa abbia fatto Alessandro con quel nodo, in effetti, io non so dirlo con certezza. Sia lui, sia il suo seguito, comunque, si allontanarono da quel carro con lo stato d’animo che si fosse realizzata la profezia sullo scioglimento del nodo. Di fatto, in quella stessa notte, lampi e luci apparvero dal cielo. (Arriano, Anabasi di Alessandro)

Con queste premesse divine, Alessandro continuò la sua marcia in Asia. L’improvvisa morte di Memnone, causata da una malattia improvvisa, agevolò l’azione di conquista macedone. Nel novembre del 333 ad Isso, sulle coste della Cilicia, i due eserciti si trovarono di fronte. Il numero di uomini in campo vide da una parte circa 30.000 tra macedonie greci contro il doppio di persiani. Il campo di battaglia era però sfavorevole per un esercito così numeroso, e i più dinamici macedoni ebbero la meglio anche questa volta Lo scontro fu risolto infatti da un repentino attacco della cavalleria. Dario si diede alla fuga decretando la propria sconfitta.

Di quella battaglia, resta un’immagine scolpita nel tempo dal celebre mosaico chiamato “Battaglia di Isso” appunto, ritrovato a Pompei nella Casa del Fauno. Alessandro vi è raffigurato in sella al suo cavallo mentre tenta di raggiungere Dario sul suo carro.

La sconfitta, per Dario, fu molto pesante. L’accampamento del Re, il tesoro e la famiglia reale furono presi da Alessandro, mentre lo stesso Dario scappò via oltre il fiume Eufrate, da dove inviò svariate proposte di pace che però Alessandro rifiutò categoricamente: «come l’universo non potrebbe conservare la sua armonia in presenza di due soli, così la terra abitata non potrebbe ammettere l’esistenza di due re».

Dopo la battaglia di Isso Alessandro conobbe Barsine, la moglie del defunto Memnone. Il re macedone se ne invaghì e ne fece la sua concubina. Alcune fonti, ma non tutte, riportano che da questa relazione nacque anche un figlio, Eracle, il cui destino però rimane oscuro. Semmai sia realmente esistito un figlio tra Alessandro e Barsine, è molto probabile che fu ucciso poco dopo la morte dello stesso Alessandro.

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