Mégas Aléxandros – Prologo

di Gabriele Scarparo

Re di Macedonia, Egemone della Lega Ellenica, Faraone d’Egitto, Gran Re di Persia. Una moltitudine di titoli che solo in piccola parte rende giustizia alla figura di Alessandro il Grande, Mégas Aléxandros nella cultura greca. La vita, le gesta e le leggende sedimentatesi intorno alla figura del giovane condottiero macedone raccontano infatti molto di più.

L’esistenza di Alessandro è come un’eco che da migliaia di anni chiede di essere raccontata. Un invito ad entrare in un mondo di eroi immortali, battaglie mitiche e semidei, quasi ci si dovesse apprestare a prendere in mano un’opera di Omero. Figlio di Filippo II e Olimpiade, Alessandro, d’altro canto, poteva vantarsi di discendere da Achille per parte di madre e da Eracle per parte di padre.

Ma forse l’eroe mitologico che più si avvicinava alla sua indole è Ulisse, colui che più di ogni altro, alimentato da curiosità e genialità, era desideroso di spingersi oltre il mondo conosciuto. Asia ed Europa, l’Oriente insieme all’Occidente: questo era il suo più grande sogno. Un impero universale in cui potessero essere integrate culture, usanze e lingue diverse. Una sola “poliedrica” civiltà.

La storia di questi anni, quelli che coincidono con l’esistenza stessa di Alessandro (356 a.C.- 323 a.C.) sono anche e soprattutto il resoconto di un’impresa bellica senza precedenti, di un’azione di conquista che riunì nelle mani di un solo uomo il controllo di un territorio immenso, che andava ben oltre il piccolo regno di Macedonia. La Grecia stessa sperimentò l’autorità di un monarca assoluto.

Le sue imprese e, ancor di più, i numerosi racconti che si basano su di esse, hanno fatto di Alessandro il prototipo dell’eroe universale e del sovrano conquistatore. Queste narrazioni ci restituiscono però anche una figura ricca di contraddizioni: un re, un imperatore, un tiranno, un illuminato, uno sterminatore, un tollerante, un brillante stratega, un impulsivo, un passionale; forse più di tutti un sognatore. Chi è stato davvero? Il geografo Strabone se lo chiedeva già nel I secolo a.C. avvisandoci che «tutti coloro che scrissero di Alessandro preferirono il meraviglioso al vero».

Al confine tra storia e fantasia, le imprese del condottiero macedone fecero di lui una leggenda mentre era ancora in vita. Di cose meravigliose fu protagonista; di gesta terribili fu il massimo interprete. L’Alessandro che è giunto fino ai nostri tempi fu Grande in tutto, nelle sue qualità quanto nei suoi difetti.

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