Mégas Aléxandros – VIII – La Campagna indiana

di Gabriele Scarparo

Come successore di Dario, Alessandro mirava ormai ad estendere il suo impero fino al limite orientale delle terre emerse. Prima di entrare in India, nel 327, il condottiero macedone riorganizzò la sua armata congedando molti dei suoi veterani e sostituendoli con soldati provenienti dai suoi nuovi possedimenti asiatici. Mandò poi avanti le sue truppe pesanti, guidate da Efestione e Perdicca. Questi sottomisero molte località sul loro cammino, arrivando fino alla riva del fiume Indo.

Alessandro mandò avanti Efestione e Perdicca con una parte delle truppe per sottomettere coloro che rifiutavano la sua autorità, e ordinò loro di arrivare fino al fiume Indo e costruire delle imbarcazioni con le quali si potesse trasportare l’esercito dall’altra parte. Poiché si dovevano superare più fiume, essi progettarono le navi in modo che smontate potessero essere trasportate sui carri e poi di nuovo ricostruite. (Quinto Curzio Rufio, Storie di Alessandro Magno)

Superato il fiume, Alessandro si ritrovò nel Punjab, una regione caratterizzata proprio dai numerosi affluenti dell’Indo, in cui riversano le acque della catena montuosa dell’Hymalaya. A quel tempo il territorio in questione era governato da tre potentati: quello di Ambhi che si estendeva tra l’Indo e l’Idaspe; quello di Poro, situato tral’Idaspe e l’Acesine; e quello di Abisare, ai confini del Kashmir. Ambhi accolse Alessandro pacificamente nella capitale Taxila, offrendo la sua alleanza contro il vicino potentato guidato da Poro. I due regni erano infatti in contrasto da molto tempo e l’arrivo dell’armata di Alessandro non fece altro che accelerare gli eventi. La battaglia, l’ultima grande battaglia in campo aperto della spedizione macedone, ebbe luogo sulle sponde del fiume Idaspe nella primavera del 326.

L’inizio della stagione delle piogge e la presenza tra le fila del nemico di centinaia di elefanti da guerra costituiva un rischio molto grosso per l’armata di Alessandro. Poro inoltre schierò i suoi uomini sulla riva sinistra del fiume, pronto a respingere qualsiasi attraversamento nemico. La tattica sembrava poter avere successo ma l’ingegno di Alessandro sbaragliò di nuovo quello dei nemici. Ordinando dei piccoli e continuativi attacchi frontali coordinati dal generale Cratero e lasciando gran parte del suo esercito sotto gli occhi di Poro, il re macedone ne approfittò per spostarsi invece di diversi chilometri più a monte, dove con circa 5 000 cavalieri e 6 000 attraversò il fiume per prendere il nemico alla sprovvista. Il re indiano vedendo che il grosso delle forze nemiche era ancora di fronte a lui, non ritenne che si trattasse di un grande pericolo. Mandò quindi incontro ad Alessandro solo una piccola forza di cavalleria guidata da suo figlio.

Aristobulo riferisce che il figlio di Poro giunse con sessanta carri prima che Alessandro avesse completato l’ultima traversata dalla piccola isola. Ed egli avrebbe potuto impedire la traversata ad Alessandro, che aveva difficoltà a passare nonostante nessuno gli si opponesse, se gli Indiani balzando dai carri avessero attaccato i primi macedoni che uscivano dal fiume. Invece passò oltre con i carri e Alessandro compì la traversata senza incontrare impedimenti. Contro le truppe indiane Alessandro inviò gli arcieri a cavallo e facilmente le mise in fuga, dopo che ebbero ricevuto molte ferite. Altri riferiscono che la battaglia si svolse quando uscirono dal fiume… (Arriano, Anabasi di Alessandro)

Il figlio di Poro cadde in battaglia e con lui molti soldati. Solo allora il re indiano si rese conto del pericolo improvviso e mosse il grosso dell’armata contro Alessandro.

Primi sul fronte erano gli elefanti, distanti l’uno dall’altro un centinaio di piedi per costituire una linea sul fronte dell’intera falange e suscitare ovunque il terrore nei cavalieri di Alessandro.. Dopo gli elefanti Poro schierò la fanteria, non sul medesimo fronte delle bestie, ma in seconda linea, in modo che più o meno le schiere risultassero inserite negli intervalli. Al di là degli elefanti egli aveva disposto fanti anche sui lati, mentre su ciascun lato della fanteria sistemò la cavalleria e davanti a questa, su ambo i lati, i carri. […] Essendo superiore nella cavalleria, [Alessandro] ne prese la maggior parte e la spinse contro l’ala sinistra dei nemici, volendo attaccare in quel punto. Quindi inviò Ceno sul lato destro […] con l’ordine di incalzare i barbari non appena essi, vedendo la loro massa di cavalieri, fossero avanzati sul fianco con i loro. Alessandro quindi affidò il comando della falange dei fanti a Seleuco, Antigene e Taurione, ma ordinò di non prendere parte all’azione prima di aver visto la falange dei fanti e dei cavalieri nemici scompigliati dalla sua cavalleria. […] Poi egli stesso si spinse celermente sul lato sinistro con i cavalieri eteri. Intanto gli indiani radunarono i cavalieri da ogni parte e cavalcarono parallelamente ad Alessandro per contrastarne l’attacco. Allora gli uomini di Ceno, secondo gli ordini ricevuti, apparvero alle loro spalle. Così gli Indiani non riuscirono a sostenere l’urto dei cavalieri di Alessandro ma furono spinti verso gli elefanti, come verso un muro amico. (Arriano, Anabasi di Alessandro)

La battaglia continuò tra il nitrire dei cavalli e i barriti terrificanti degli elefanti indiani. In mezzo a tutto questo una selva cadaveri e di uomini che combattevano corpo a corpo fino allo sfinimento. Lo scontro si risolse a favore di Alessandro quando Cratero guadò l’Idaspe con il resto dell’esercito.

Durante il corso della cruenta battaglia cadde anche Bucefalo, l’amato cavallo di Alessandro.

Nella guerra Indiana Alessandro, mentre montava su di lui, lanciò Bucefalo contro il cuneo dei nemici: vennero scagliati contro Alessandro dardi da ogni parte ed il cavallo fu trafitto profondamente da molti dardi, tuttavia moribondo ed ormai quasi senza forze allontanò Alessandro dai nemici centrali e non appena si rese conto che lui era scampato dai dardi, cadde sul posto e sicuro del padrone ormai senza pericolo morì. (Aulo Gellio, Le notti Attiche)

Poro, ferito, venne condotto di fronte al condottiero macedone che, colpito dalla strenua resistenza del re indiano, gli chiese come voleva essere trattato. Poro rispose: «Trattami, Alessandro, nel modo in cui un re tratta un altro re». E fu così che Alessandro non solo gli risparmiò la vita ma lo nominò anche satrapo dei possedimenti fin lì conquistati in India.

Per festeggiare la grande vittoria ottenuta, anche se a caro prezzo, Alessandro ordinò la fondazione di due nuove città, Alessandria Nicea e Alessandria Bucefala, quest’ultima in ricordo del suo vecchio e fidato cavallo.

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